Voce recitante, Soprano, Flauto solista (Flauto in Do, Ottavino, Flauto in Sol, Flauto basso), 2 Flauti (II anche Ottavino), 2 Oboi, 2 Clarinetti in Sib (II anche Clarinetto basso), 2 Fagotti (II anche Controfagotto), 2 Corni in Fa, Tromba in Sib, Percussioni: (1 esecutore) Piatti sospesi (piccolo, medio), Triangolo, Campane tubolari, Vibrafono, Binzasara, Tamburo basso, Timpani, Grancassa, 4 Tom-tom; Violini I (almeno 8), Violini II (almeno 6), Viole (almeno 4), Violoncelli (almeno 4), Contrabbassi (almeno 2).
Durata: ca. 30′
Testo: Edoardo Sanguineti dal “De rerum natura” di Lucrezio
Anno: 1998
Edizione: Ricordi Milano (138239)
Commissione: RAI, Radiotelevisione Italiana, L’ORT – Orchestra della Toscana
Prima esecuzione: Firenze, “Musica a Due Dimensioni”, Teatro Verdi, 26 novembre 1998
Esecutori: Edoardo Sanguineti, voce recitante; Alda Caiello, soprano; Mario Ancillotti, flauto; ORT – Orchestra della Toscana; Renato Rivolta, direttore
TESTO
questo terrore dell’animo, dunque, e queste tenebre, è necessario
che non i raggi del sole, non le frecce luminose del giorno,
le disperdano, ma il rispecchiamento e la riflessione della natura:
e il nostro principio, per noi, di qui prenderà il suo cominciamento,
che non c’è cosa che si generi, divinamente, dal niente, mai:
un tale, pavento, così, possiede tutti mortali,
perché molte cose, in terra, vedono prodursi, e in cielo,
e di questi fatti in nessuna maniera possono scoprire
le cause, e credono che si producano per una divina potenza:
per questo quando avremo visto che niente si può creare
dal niente, allora, quello che noi ricerchiamo, già più correttamente,
ormai, lo scorgeremo, e di dove riesca ciascuna cosa a crearsi,
e in quale modo si faccia ciascuna, senza l’opera degli dei:
infatti, se dal niente nascessero, da tutte le cose potrebbero
nascere ogni genere di cose, e niente avrebbe bisogno di un seme:
dal mare, sùbito, gli uomini, e dalla terra potrebbe sorgere
il genere squamoso dei pesci, e gli uccelli scaturire dal cielo:
e gli armenti, e le altre mandrie, e ogni genere di belve,
confusamente generate, occuperebbero le campagne e i deserti:
e non sarebbero congiunti, ai medesimi alberi, i loro frutti consueti,
ma si scambierebbero, e tutti, tutti quanti potrebbero produrli:
per questo, se non ci fossero, per ogni specie, i suoi propri corpi genitali,
come potrebbe esserci, per tutte le cose, la loro madre determinata?
ma, ecco, poiché ogni cosa è prodotta da determinati semi,
questa nasce, e sorge alle regioni della luce, da quelli
nei quali sta la sua propria materia, e i suoi corpi primari:
e così non può, da ogni cosa,
generarsi ogni cosa, perché è in alcune determinate, che ci sta, quella potenza, nascosta: [1, 146-173]
[…] e la materia è eterna […] [l, 245]
il tempo, nemmeno, per se stesso, esiste, ma dalle cose stesse
procede il senso di quello che è trascorso, nella durata,
e poi di quale cosa perdura, e di quello, finalmente, che segue, dopo:
e si deve dichiarare che, per sé, nessuno lo sente, il tempo,
indipendente dal movimento delle cose e dalla loro placida quiete: [I, 458-462]
i corpi sono, del resto, in parte, gli atomi primi,
in parte le cose che risultano dall’incontro di tali corpuscoli:
ma quelli che sono atomi primi, non c’è nessuna forza che può
distruggerli, e infatti vincono, alla fine, con il loro solido corpo:
sebbene sembra difficile credere che c’è qualche cosa
che si può ritrovare, tra le cose, con tanto solido corpo:
trapassa, infatti, il fulmine del cielo attraverso le pareti delle case,
come il clamore e le voci: il ferro si fa incandescente, nel fuoco,
e si fendono i sassi al fiero, fervente vapore: [I, 483-491]
[…]
[…] tal punto, nelle cose, sembra che non ci sia niente di solido: [1, 497]
ma solidi sono, e privi di vuoto, i corpi primari: [1, 510]
e poi, se la materia non fosse eterna,
già da tempo tutte le cose, del tutto, sarebbero ritornate nel niente,
e dal niente sarebbero rinate tutte quante le cose che vediamo:
ma poiché, come ho spiegato, non si può creare niente dal niente,
e al niente non si può richiamare più niente che è nato,
devono gli atomi primi essere fatti di un corpo immortale,
nel quale possano, nel loro istante supremo, dissolversi tutte le cose,
perché, per rinnovare le cose, ci sia una sufficiente materia:
sono dunque consistenti, nella loro semplicità, gli atomi primi,
e in questo modo, proprio, possono, conservandosi, eterni,
rinnovare le cose, già da un tempo infinito: [I, 540-550]
ebbene, se per i semi atomici c’è così grande abbondanza, […] [II, 1070]
[…]
e perdura una medesima forza e natura, che è in grado
di scagliare in qualunque luogo i semi delle cose, […] [II, 1072-1073]
[…] è necessario dichiarare
che ci sono altri mondi, in altri spazi del cosmo,
e vari generi di uomini, e specie di animali:
a questo si aggiunge che, insomma, nessuna cosa è quella sola,
che unica nasce, che unica e sola cresce […] [II, 1074-1078]
[…]
perciò il cielo, allo stesso modo, si deve dichiarare,
e la terra, e il sole, la luna, il mare, e tutte le altre cose che sono,
che non sono uniche, ma, al contrario, in numero innumerevole: [II, 1084-1086]