{"id":1580,"date":"2015-04-14T17:23:57","date_gmt":"2015-04-14T17:23:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lucalombardi.net\/home\/?page_id=1580"},"modified":"2026-10-16T15:33:38","modified_gmt":"2026-10-16T15:33:38","slug":"lucreziop1","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.lucalombardi.net\/home\/composizioni\/lucreziop1\/","title":{"rendered":"Lucrezio. Un oratorio materialistico. Parte prima: natura"},"content":{"rendered":"<p>Voce recitante, Soprano, Flauto solista (Flauto in Do, Ottavino, Flauto in Sol, Flauto basso), 2 Flauti (II anche Ottavino), 2 Oboi, 2 Clarinetti in Sib (II anche Clarinetto basso), 2 Fagotti (II anche Controfagotto), 2 Corni in Fa, Tromba in Sib, Percussioni: (1 esecutore) Piatti sospesi (piccolo, medio), Triangolo, Campane tubolari, Vibrafono, Binzasara, Tamburo basso, Timpani, Grancassa, 4 Tom-tom; Violini I (almeno 8), Violini II (almeno 6), Viole (almeno 4), Violoncelli (almeno 4), Contrabbassi (almeno 2).<\/p>\n<p>Durata: ca. 30&#8242;<\/p>\n<p>Testo: Edoardo Sanguineti dal \u201c<em>De rerum natura<\/em>\u201d di Lucrezio<\/p>\n<p>Anno: 1998<\/p>\n<p>Edizione: Ricordi Milano (138239)<\/p>\n<p>Commissione: RAI, Radiotelevisione Italiana, L&#8217;ORT &#8211; Orchestra della Toscana<\/p>\n<p>Prima esecuzione: Firenze, &#8220;Musica a Due Dimensioni&#8221;, Teatro Verdi, 26 novembre 1998<\/p>\n<p>Esecutori: Edoardo Sanguineti, voce recitante; Alda Caiello, soprano; Mario Ancillotti, flauto; ORT &#8211; Orchestra della Toscana; Renato Rivolta, direttore<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TESTO<\/strong><\/p>\n<p>questo terrore dell&#8217;animo, dunque, e queste tenebre, \u00e8 necessario<br \/>\nche non i raggi del sole, non le frecce luminose del giorno,<br \/>\nle disperdano, ma il rispecchiamento e la riflessione della natura:<br \/>\ne il nostro principio, per noi, di qui prender\u00e0 il suo cominciamento,<br \/>\nche non c&#8217;\u00e8 cosa che si generi, divinamente, dal niente, mai:<br \/>\nun tale, pavento, cos\u00ec, possiede tutti mortali,<br \/>\nperch\u00e9 molte cose, in terra, vedono prodursi, e in cielo,<br \/>\ne di questi fatti in nessuna maniera possono scoprire<br \/>\nle cause, e credono che si producano per una divina potenza:<br \/>\nper questo quando avremo visto che niente si pu\u00f2 creare<br \/>\ndal niente, allora, quello che noi ricerchiamo, gi\u00e0 pi\u00f9 correttamente,<br \/>\normai, lo scorgeremo, e di dove riesca ciascuna cosa a crearsi,<br \/>\ne in quale modo si faccia ciascuna, senza l&#8217;opera degli dei:<br \/>\ninfatti, se dal niente nascessero, da tutte le cose potrebbero<br \/>\nnascere ogni genere di cose, e niente avrebbe bisogno di un seme:<br \/>\ndal mare, s\u00f9bito, gli uomini, e dalla terra potrebbe sorgere<br \/>\nil genere squamoso dei pesci, e gli uccelli scaturire dal cielo:<br \/>\ne gli armenti, e le altre mandrie, e ogni genere di belve,<br \/>\nconfusamente generate, occuperebbero le campagne e i deserti:<br \/>\ne non sarebbero congiunti, ai medesimi alberi, i loro frutti consueti,<br \/>\nma si scambierebbero, e tutti, tutti quanti potrebbero produrli:<br \/>\nper questo, se non ci fossero, per ogni specie, i suoi propri corpi genitali,<br \/>\ncome potrebbe esserci, per tutte le cose, la loro madre determinata?<br \/>\nma, ecco, poich\u00e9 ogni cosa \u00e8 prodotta da determinati semi,<br \/>\nquesta nasce, e sorge alle regioni della luce, da quelli<br \/>\nnei quali sta la sua propria materia, e i suoi corpi primari:<br \/>\ne cos\u00ec non pu\u00f2, da ogni cosa,<br \/>\ngenerarsi ogni cosa, perch\u00e9 \u00e8 in alcune determinate, che ci sta, quella potenza, nascosta: [1, 146-173]\n[&#8230;] e la materia \u00e8 eterna [&#8230;] [l, 245]\n<p>il tempo, nemmeno, per se stesso, esiste, ma dalle cose stesse<br \/>\nprocede il senso di quello che \u00e8 trascorso, nella durata,<br \/>\ne poi di quale cosa perdura, e di quello, finalmente, che segue, dopo:<br \/>\ne si deve dichiarare che, per s\u00e9, nessuno lo sente, il tempo,<br \/>\nindipendente dal movimento delle cose e dalla loro placida quiete: [I, 458-462]\n<p>i corpi sono, del resto, in parte, gli atomi primi,<br \/>\nin parte le cose che risultano dall&#8217;incontro di tali corpuscoli:<br \/>\nma quelli che sono atomi primi, non c&#8217;\u00e8 nessuna forza che pu\u00f2<br \/>\ndistruggerli, e infatti vincono, alla fine, con il loro solido corpo:<br \/>\nsebbene sembra difficile credere che c&#8217;\u00e8 qualche cosa<br \/>\nche si pu\u00f2 ritrovare, tra le cose, con tanto solido corpo:<br \/>\ntrapassa, infatti, il fulmine del cielo attraverso le pareti delle case,<br \/>\ncome il clamore e le voci: il ferro si fa incandescente, nel fuoco,<br \/>\ne si fendono i sassi al fiero, fervente vapore: [I, 483-491]\n[&#8230;]\n[&#8230;] tal punto, nelle cose, sembra che non ci sia niente di solido: [1, 497]\n<p>ma solidi sono, e privi di vuoto, i corpi primari: [1, 510]\n<p>e poi, se la materia non fosse eterna,<br \/>\ngi\u00e0 da tempo tutte le cose, del tutto, sarebbero ritornate nel niente,<br \/>\ne dal niente sarebbero rinate tutte quante le cose che vediamo:<br \/>\nma poich\u00e9, come ho spiegato, non si pu\u00f2 creare niente dal niente,<br \/>\ne al niente non si pu\u00f2 richiamare pi\u00f9 niente che \u00e8 nato,<br \/>\ndevono gli atomi primi essere fatti di un corpo immortale,<br \/>\nnel quale possano, nel loro istante supremo, dissolversi tutte le cose,<br \/>\nperch\u00e9, per rinnovare le cose, ci sia una sufficiente materia:<br \/>\nsono dunque consistenti, nella loro semplicit\u00e0, gli atomi primi,<br \/>\ne in questo modo, proprio, possono, conservandosi, eterni,<br \/>\nrinnovare le cose, gi\u00e0 da un tempo infinito: [I, 540-550]\n<p>ebbene, se per i semi atomici c&#8217;\u00e8 cos\u00ec grande abbondanza, [&#8230;] [II, 1070]\n[&#8230;]\ne perdura una medesima forza e natura, che \u00e8 in grado<br \/>\ndi scagliare in qualunque luogo i semi delle cose, [&#8230;] [II, 1072-1073]\n[&#8230;] \u00e8 necessario dichiarare<br \/>\nche ci sono altri mondi, in altri spazi del cosmo,<br \/>\ne vari generi di uomini, e specie di animali:<br \/>\na questo si aggiunge che, insomma, nessuna cosa \u00e8 quella sola,<br \/>\nche unica nasce, che unica e sola cresce [&#8230;] [II, 1074-1078]\n[&#8230;]\nperci\u00f2 il cielo, allo stesso modo, si deve dichiarare,<br \/>\ne la terra, e il sole, la luna, il mare, e tutte le altre cose che sono,<br \/>\nche non sono uniche, ma, al contrario, in numero innumerevole: [II, 1084-1086]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Voce recitante, Soprano, Flauto solista (Flauto in Do, Ottavino, Flauto in Sol, Flauto basso), 2 Flauti (II anche Ottavino), 2 Oboi, 2 Clarinetti in Sib (II anche Clarinetto basso), 2 Fagotti (II anche Controfagotto), 2 Corni in Fa, Tromba in Sib, Percussioni: (1 esecutore) Piatti sospesi (piccolo, medio), Triangolo, Campane tubolari, Vibrafono, Binzasara, Tamburo basso, <a class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lucalombardi.net\/home\/composizioni\/lucreziop1\/\">LEGGI 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